La Chiesa dei Santi Re Magi a Corte Regina

Altri / 316 pagine / € 20,00
OTMA Ed. 2015 - ISBN 978-88-6663-107-1

Percorrendo via Palmanova, verso il centro di Milano, sulla destra, tra le fermate Cimiano e Crescenzago della metropolitana, uno squarcio, nell’interminabile quinta di palazzi, lascia il posto a un brandello di verde, all’interno del quale, il color rosso dei mattoni, caratteristico dell’architettura lombarda, disegna la sagoma del prospetto posteriore di una chiesetta.
Il grigio cemento della piccola abside si confonde, assieme alla metà della torre campanaria, con il grigio uniforme del cielo: sia l’abside sia la metà della torre campanaria sono evidenti ricostruzioni fatte qualche decina di anni fa. Annessa alla chiesetta, si può osservare una costruzione, anch’essa bassa rispetto agli edifici circostanti.
Il fazzoletto di verde e il rosso dei mattoni, con i quali è stata costruita la chiesetta, ispirano un senso di tenerezza, quasi fossero delle forzature in mezzo alla cementificazione dell’intorno. Una sensazione che, dettata dal forte contrasto estetico tra i ricorsi di mattoni e il cemento armato, pervade chi osserva l’ultimo brandello di terra un tempo appartenente al “fundus” dell’età romana e poi alla pieve di Bruzzano.
Bisogna inoltrarsi per via della Regina Teodolinda per osservare l’altra parte della chiesetta e per percepire, ancora in modo più evidente, il contrasto estetico e volumetrico citato in precedenza, ossia il contrasto tra la storia dei ricorsi di antichi mattoni, compresi quelli di recente fattura, prodotto del restauro, e l’urbanizzazione periferica di Milano. Alle spalle di chi osserva la facciata della chiesetta, gli edifici residenziali distolgono dalla delicata visione degli archetti rampanti e dall’analisi percettiva dei rapporti proporzionali.
Una signora, sicuramente la custode, mi dà alcune informazioni, attraverso il citofono dell’edificio annesso alla chiesetta, e mi esorta a tornare il sabato pomeriggio. Quando ho la possibilità di entrare nella chiesetta, l’aspettativa di trovarmi immerso in uno spazio d’intoccabile antichità è immediatamente soffocata dalla visione della struttura del tetto, delle capriate lignee, di recente fattura, così come dalla scoperta di tanti altri dettagli “moderni”, scoperta, per la verità, annunciata già dal rifacimento evidente del portale e della torre campanaria. Su una targa di bronzo, fissata sulla parete meridionale, in prossimità dell’entrata, è scritto che la chiesa fu costruita nel 1352, per volere di Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti.
Inizio a studiare la fabbrica della chiesetta dei Santi Re Magi, distrattamente osservata nella quotidianità del traffico cittadino (già oratorio dei Re Magi a Corte Regina, chiesa della Natività di S. Maria e ancora prima chiesa di S. Maria), e verifico che in realtà è molto più antica di quanto scritto sulla targa innanzi citata.
Lo studio inizia con le ricerche sull’oratorio compite nell’Archivio Diocesano di Milano, nell’Archivio di Stato di Milano, nella Biblioteca Sormani, nella Biblioteca Trivulziana, nell’Archivio della Soprintendenza ai Beni Architettonici, e ne comprende alcune riguardanti la chiesa di Santa Maria Assunta in Crescenzago, oggi chiamata chiesa di Santa Maria Rossa, altri oratori limitrofi, come quello di S. Mamete, e persino l’abbazia di Chiaravalle Milanese.
Il tentativo di ricostruzione delle vicende costruttive relative alla chiesetta, ossia, delle trasformazioni nei secoli - soprattutto attraverso le visite pastorali degli anni Cinquecento, Seicento e Settecento - è maturato anche attraverso lo studio dei rapporti modulari e degli schemi geometrici - proporzionali, oltre che attraverso l’indagine metrologica.
La comparazione tra le ricerche metrologiche e proporzionali relative alla chiesa dei Santi Re Magi e quelle riguardanti la chiesa di Santa Maria Rossa e l’abbazia di Chiaravalle Milanese, ha evidenziato le relazioni storiche costruttive tra le diverse fabbriche, nonostante l’evidente disparità d’importanza tra le stesse fabbriche.
La sfida è stata quella di studiare una “piccola “ costruzione, che, nelle sue modeste dimensioni, nasconde un’articolata progettazione all’origine. Pertanto, essa non è il semplice risultato della messa in opera di mattoni posti l’uno sull’altro dalla sola esperienza dei mastri costruttori dell’epoca, per soddisfare le esigenze liturgiche, nel bel mezzo della campagna milanese. E’, invece, il risultato dell’applicazione di preordinate regole geometriche.
Strettamente legata al toponimo Corte Regina, cioè alla località così chiamata anticamente, la chiesa dei Santi Re Magi ha amplificato l’interesse per uno studio sempre più diversificato.
Tutti i rilievi architettonici necessari per le ricerche sono stati effettuati dal sottoscritto con il metodo diretto, date le piccole dimensioni della chiesa, utilizzando lo strumento laser come verifica.
Ho analizzato le trasformazioni urbanistiche del territorio dell’interland milanese, fondamentali per lo studio della chiesetta. La comparazione delle planimetrie storiche, comprese quelle catastali, ha permesso di analizzare le varie trasformazioni della chiesa dei SS. Re Magi. In aggiunta allo studio della documentazione esistente, non sono state trascurate tutte le testimonianze raccolte dagli abitanti del quartiere, ovviamente relative alla storia più recente della chiesa.
Altro arduo tentativo è stato quello dell’ipotesi ricostruttiva dell’antico lazzaretto, attiguo alla chiesetta, e che precedeva la costruzione quattrocentesca del lazzaretto di S. Gregorio fuori Porta Orientale.
Un tentativo sicuramente difficile, soprattutto per la mancanza di documenti, anche grafici, necessari per una corretta ricostruzione, affascinante nell’idea.
Non voglio trascurare l’importante documentazione fotografica dell’Archivio delle Soprintendenza ai Beni Culturali e la Raccolta Bertarelli al Castello Sforzesco.
Una fase della ricerca archivistica, come detto, si è svolta presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano. La consultazione del fondo delle Visite Pastorali, agevolato dal regesto curato da Mons. A. Palestra, è stata fondamentale per la ricostruzione storica dell’edificio religioso e per ricomporre le trasformazioni edilizie succedutesi dalla seconda metà del Cinquecento alla seconda metà del Settecento. Per la loro importanza, questi documenti sono riportati, in copia fotostatica, nell’appendice documentaria. Purtroppo, la consultazione di questo materiale non ha restituito informazioni in merito alle decorazioni della chiesetta. Nelle Visite Pastorali si parla dell’esistenza di affreschi, ma non si descrivono. Pertanto si è accreditata l’ipotesi di Cesare Cantù, che attribuisce gli affreschi alla scuola giottesca.
In realtà, ho riscontrato, analizzando l’abbazia di Chiaravalle Milanese, una stretta somiglianza tra le tracce di decorazioni relative ad alcune cappelle del cimitero (nel quale sono stati sepolti, sin dal XIII secolo, i membri delle famiglie più nobili milanesi) e quelle, superstiti, dell’oratorio, sulla finestra della parete settentrionale.
Presso l’archivio Storico Civico di Milano, ho consultato il Fondo Località Foresi, ritrovando i catasti e i perticati relativi al XVIII secolo.
Presso l’Archivio di Stato di Milano, ho esaminato il Fondo Notarile, con l’ausilio dell’Indice Lombardi, trovando notizia di un atto, del 1504, redatto dal notaio Daverio Battista di Giovanni detto il Varese.
Sempre presso l’Archivio di Stato, ho trovato notizie relative al Settecento e all’Ottocento, nei Fondi Culto Religione: notizie sullo stato di manutenzione dell’oratorio dei Re Magi, sulle controversie tra la Fabbriceria e il Comune di Crescenzago, sulla sua vendita.
La Raccolta Bertarelli mi ha permesso di analizzare le foto del Novecento riguardante la trasformazione della chiesa dei Santi Re Magi in casa colonica. La documentazione fotografica, importante per ricostruire le trasformazioni edilizie della chiesetta, è stata analizzata in modo più completo presso l’Archivio Storico della Soprintendenza ai Beni culturali, in cui è stata esaminata la documentazione concernente il restauro della chiesetta, effettuato nella seconda metà del Novecento.
Fondamentali le ricerche effettuate nella Biblioteca Sormani, al fine di studiare la bibliografia esistente, inerente alla chiesetta, e quella, più generale, riguardante il contesto storico e territoriale.
Non si è potuto fare a meno di raccogliere notizie legate alla pieve di Bruzzano, e di analizzare testi fondamentali quali il “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” e le “Instructiones fabricae et supellectilis ecclesiasticae” di Carlo Borromeo.
Per quanto concerne il capitolo riguardante il toponimo Corte Regina e l’origine dell’oratorio, si fa riferimento al libro di Goffredo da Bussero.
Il capitolo che analizza tutte le visite pastorali ha riguardato l’interpretazione e la traduzione dal latino dei documenti. A volte, lo stato di manutenzione di un documento non ha permesso la sua completa interpretazione. D’altro canto, si è riscontrato che molti documenti erano il risultato di una semplice trascrizione, magari con qualche superflua integrazione. E questo ha facilitato la ricomposizione unitaria delle visite pastorali.
Dalla traduzione delle visite pastorali si sono dedotte le notizie utili alla comprensione delle trasformazioni edilizie della chiesa dei Santi Re Magi, e alla ricostruzione grafica della planimetria del XVI sec., molto probabilmente, simile, nell’impianto, a quella originaria.
Nel capitolo che riguarda il periodo in cui l’oratorio faceva parte integrante di una cascina, si analizzano anche le planimetrie catastali storiche, quali il catasto Teresiano e quello del Lombardo Veneto. Questa ricerca sarà utile per l’ipotesi ricostruttiva dell’antico lazzaretto attiguo alla chiesa di S. Maria a Corte Regina.
Ricco di disegni è, invece, il capitolo che concerne l’analisi dei rapporti modulari e degli schemi geometrici-proporzionali della pianta e dei prospetti della chiesa, con particolare riferimento alla facciata. La ricerca vuole dimostrare che la fabbrica dell’antica chiesa si basa su precise regole costruttive, in linea con i principi delle antiche fabbriche medievali. Si sono analizzate le analogie con l’antica chiesa di Santa Maria Assunta in Crescenzago e la chiesa di Santa Maria di Chiaravalle Milanese.
Il capitolo concernente l’indagine metrologica della chiesa dei Santi Re Magi è importante poiché descrive il percorso che ha portato all’individuazione dell’unità di misura che fu utilizzata nella fabbrica della chiesa nel XIII secolo: il braccio corrispondente a 53 centimetri. La ricerca ha condotto anche alla definizione della corrispondenza in centimetri del cubito, citato nelle visite pastorali, e alla verifica dell’attendibilità delle misurazioni. Molto spesso i rilievi fatti nelle visite pastorali erano, infatti, approssimativi. Si è fatto corrispondere il cubito a 45,5 centimetri.
Il progetto di restauro della chiesetta, del 1964, è analizzato sulla base dei documenti riguardanti la corrispondenza tra il committente don G. del Corno e la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Milano.
Un capitolo a parte ha per oggetto il lazzaretto a Corte Regina. In esso se ne fa un’ipotetica ricostruzione planimetrica.
Alla fine dello studio ho ritenuto utile aggiungere un breve glossario, nel quale si descrive il significato dei termini più utilizzati nell’ambiente ecclesiastico e che s’incontrano sia nella lettura del testo sia nei documenti storici allegati, il cui scopo è di approfondirli o completarli con informazioni particolari.
Il testo non ha la pretesa di trattare compiutamente un argomento molto complesso, quale lo studio di un monumento storico. Magari qualche notizia importante è nascosta tra mucchi impolverati di preziosi documenti, la cui sola interpretazione richiederebbe la collaborazione di più figure professionali.
Lo studio è nato, comunque, non solo per la casuale visione di una “chiesetta”, lungo un viale di Milano, bensì dal convincimento che studiare le architetture conosciute o, quantomeno, frequentate del flusso di turisti, è meno affascinante che studiare le “piccole” architetture, sconosciute al grande pubblico.

Raffaele Di Gregorio

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